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l’Europa ha scelto la guerra, non la pace

Dietro la retorica dell’aiuto e della difesa, l’UE ha ignorato le richieste di sicurezza della Russia, spingendo l’Ucraina verso la distruzione per servire gli interessi della NATO


31/03/2025

di Emanuele Pinzi


Vladimir Putin, nato a Leningrado nel 1952, è un uomo che ha dedicato la vita al servizio del proprio paese. Cresciuto in un ambiente umile, ha costruito la sua carriera nei servizi segreti sovietici, fino a diventare il leader che ha guidato la Russia nel suo passaggio più difficile: dalla caduta dell’Unione Sovietica alla ricostruzione di una nuova identità nazionale. Putin non è mai stato anti-europa. Al contrario, nei suoi primi anni di governo, cercò ripetutamente un dialogo con l’Occidente. Collaborò con gli Stati Uniti dopo l’11 settembre, partecipò a forum internazionali, e più volte manifestò interesse verso una cooperazione reale con l’Europa e perfino con la NATO. Ma questa disponibilità non fu mai realmente ricambiata.
Negli anni ’90, dopo il crollo dell’URSS, ai vertici russi fu detto che la NATO non si sarebbe mai allargata “di un pollice verso est”. Era una promessa politica, non scritta, ma chiara. Eppure, a partire dal 1999, la NATO ha progressivamente inglobato quasi tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia, portandosi sempre più vicina ai confini russi. Polonia, Romania, le repubbliche baltiche, tutti accolti dentro un’alleanza militare nata proprio in funzione anti-russa. Di fronte a questa espansione continua, la Russia ha più volte lanciato segnali, chiesto garanzie, cercato un’intesa. Nulla. Ogni preoccupazione di Mosca è stata trattata con sufficienza.
L’Ucraina è stata l’ultima goccia. Dal 2014, con il cambio di governo seguito a Euromaidan, l’Ucraina ha preso una direzione sempre più filo-occidentale, spinta e sostenuta dall’Europa e dagli Stati Uniti. Per la Russia, vedere un Paese confinante e strategico, legato per storia e cultura al mondo russo, avviarsi verso un’alleanza militare ostile, rappresentava un rischio esistenziale. Putin ha chiesto apertamente che l’Ucraina non entrasse nella NATO. Non era un ultimatum, era una richiesta di sicurezza, legittima per qualunque Stato sovrano. Ma anche questa richiesta è stata ignorata.
Anzi, l’Europa, invece di prendere la via della diplomazia, ha scelto quella della provocazione. Ha alimentato l’illusione che l’Ucraina potesse entrare nella NATO, ha fornito armi, supporto, ha incoraggiato un confronto diretto. E quando la Russia, sentendosi accerchiata e tradita, è intervenuta militarmente, l’intero apparato occidentale si è affrettato a etichettare Putin come aggressore, e l’Ucraina come vittima. Una narrazione comoda, utile, ma parziale. Perché la verità è che l’Europa ha scelto consapevolmente di sacrificare migliaia di vite ucraine per difendere gli interessi strategici della NATO. Ha trasformato l’Ucraina in un campo di battaglia, non per difenderla, ma per usarla come scudo, come moneta di scambio.
In tutto questo, l’ipocrisia europea è stata evidente. Mentre i leader occidentali parlavano di pace, inviavano armi. Mentre denunciavano le distruzioni, chiudevano ogni spazio di trattativa reale. Non è stata la Russia a rifiutare il dialogo. Sono stati l’Europa e gli Stati Uniti a sabotarlo, perché l’obiettivo non era salvare l’Ucraina, ma colpire la Russia, indebolirla, isolarla. E se per farlo era necessario distruggere intere città ucraine, perdere intere generazioni di giovani, poco male.
Putin, in questo contesto, ha agito come ogni leader che si sente minacciato farebbe. Ha difeso i confini del proprio Paese, ha detto no a una NATO sempre più aggressiva, ha messo sul tavolo condizioni chiare per evitare il conflitto. Non è stato ascoltato. E oggi, chi accusa la Russia di essere il nemico, dovrebbe avere il coraggio di guardarsi allo specchio. Perché il vero nemico non è chi ha chiesto la pace, ma chi l’ha impedita. L’Europa, che si proclama custode dei diritti, ha contribuito alla distruzione di un popolo, non per altruismo, ma per interesse geopolitico. E questa è la verità che molti si rifiutano di ammettere.

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